Chi ha inventato la mutanda (e rivoluzionato la storia della lingerie)

Chi ha inventato la mutanda? Questa domanda così semplice e diretta, che ha per protagonista il capo di intimo femminile ormai tanto basic quanto indispensabile nella nostra vita quotidiana, vanta alle sue spalle secoli e secoli di preziosissima evoluzione storica. Il merito dell’invenzione – a cui si venne a capo per ragioni del tutto funzionali – è da attribuirsi alle nobili donne egiziane che nel 1550 a.C. introdussero nel proprio abbigliamento giornaliero un’ulteriore tunica: si trattava di una sottoveste che andava appunto a proteggere le zone intime del corpo.

Questo capitolo così avvincente e affascinante di storia della lingerie è stato ripercorso da uno studio condotto da focus.it, secondo cui le donne egizie furono anche assai più lungimiranti rispetto a quelle appartenenti alla società greca e romana: a queste ultime poco importava infatti della possibile necessità di indossare un capo intimo sotto le proprie vesti. Il problema sussisteva solo quando c’era da fare attività fisica o da indossare un costume da bagno: in entrambi i casi, avrebbero ricorso alla cosiddetta subligatula (da subligare, cioè legare sotto), più una fasciatura pettorale. Da ora, sappiamo dunque che “Egitto” è la risposta definitiva alla domanda chi ha inventato la mutanda, ma è anche vero che la curiosità di vederne un prototipo è tanta. Per fortuna, la fonte ci viene in aiuto con un’immagine (preziosissima) di uno dei mosaici della Villa Romana del Casale a Piazza Armerina, in Sicilia, che è anche la prima testimonianza artistica mai rinvenuta in fatto di biancheria intima.

Chi ha inventato la mutanda

Cosa sappiamo invece delle origini del termine “mutanda” in sé? Stavolta non sarà la storia della lingerie – bensì il latino medievale – a insegnarci che la parola deriva da “mutare”, ovvero “ciò che deve esser cambiato”. Il termine, che fu adottato nel XV secolo da Caterina de’ Medici per indicare le mutande attillate da lei indossate nelle gite a cavallo, fu poi trasformato in “braghesse” acquisendo al tempo stesso un’accezione molto più sensuale. Focus.it ci ricorda a tal proposito che all’inizio del ‘700 solo 3 nobildonne su 100 erano solite indossare le braghesse. Motivo? Ebbene, la chiesa le reputò accessori osceni e fonte di peccato, dal momento che anche le prostitute avevano iniziato a farne strumenti di frivolezza e seduzione. Fa quasi sorridere pensare a tutta la (lunga) strada che le mutande hanno dovuto fare per arrivare fin qui. Ed essere, finalmente, socialmente accettate. 

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