Dovremmo guardare il film “La scelta di Anne”, prima di parlare di aborto

La scelta di Anne (Événement) è un film senza tempo. Ambientato nella cattolica e conservatrice Francia degli anni ’60, una giovane studentessa rimane incinta e si scontra con una dura realtà: un sistema sanitario che colpevolizza le donne, gli sguardi moralisti e giudicanti delle altre ragazze all’università, la fuga dalle responsabilità da parte del padre del bambino e nessuno con cui parlare. Deve anche fare i conti con il calo drastico del suo rendimento universitario per aver contratto “quella malattia che hanno solo le donne. Che le trasforma in casalinghe,” come troverà il coraggio di dichiarare al suo professore di lettere.

Se vivessimo in un mondo civile e democratico, dove regna la tanto discussa parità di genere, quella vera, La Scelta di Anne sarebbe un meraviglioso film storico. Sarebbe uno di quei film che le nonne mostrano alle nipoti e che fa loro riflettere su quanto siano fortunate a vivere in un’epoca diversa.

“I recenti blocchi all’aborto legale istituiti in Texas – scrive il critico cinematografico David Rooney sull’Hollywood Reporter – fanno risuonare Happening (La scelta di Anne è il titolo italiano, ndr) con ancora più forza, non che la cronaca così intima di Audrey Diwan sulla lotta di una giovane donna per il controllo del suo corpo richieda titoli per renderla rilevante o avvincente”.

La Scelta di Anne e il premio al Festival di Venezia

La Scelta di Anne dovrebbe essere un film che celebra le battaglie femministe, che enfatizza come l’aborto sia stato conquistato attraverso lunghi anni di lotte. Forse non avrebbe neanche vinto a Venezia 78. Sono pochi i film storici che vincono i festival, d’altronde. E invece quel Leone d’Oro è stato assegnato all’unanimità dalla giuria. Perché, più che sul passato, sembra riflettere sulla realtà attuale. È stato assegnato per premiare il coraggio della scrittrice e regista franco-libanese Audrey Diwan, che ha saputo portare sullo schermo il dramma raffinato e magicamente intimo frutto della penna di Annie Ernaux nel suo romanzo autobiografico L’Evento, dal quale il film è tratto.

La scelta di Anne – locandina

È stato attribuito per premiare l’impeccabile performance di Anamaria Vartolomei, nei panni di una giovane ragazza i cui piani per il futuro vengono messi in dubbio per via di una gravidanza indesiderata. Ma anche per lanciare il messaggio che il cinema, come le altre arti, ha il compito e il potere di andare a toccare argomenti delicati e tabù e dare vita a dibattiti per accrescere la consapevolezza e la sensibilità del pubblico. “C’è una cosa che non cambia mai,” ha dichiarato la regista Audrey Diwan ai microfoni di Movieplayer, “l’aborto è un tema, sfortunatamente, sempre attuale, perché lo vediamo tutti i giorni e, a seconda del paese, la legge fa dei passi indietro.”

Dallo schermo alla realtà: il diritto all’aborto in Italia e nel mondo

La scelta di Anne non è una storia recente. Ma lo sono le storie di milioni di donne in Texas che non potranno più accedere ad aborti legali, se non entro le sei settimane, periodo in cui è altamente probabile non si sappia nemmeno di essere incinta. Lo sono anche le storie di tantissime donne italiane, che vivono in un Paese dove, nonostante la legge 194 dichiari l’aborto legale dal maggio 1978, il 69% dei ginecologi è obiettore di coscienza, come riportato dal ministero della salute nel 2018, e che magari vivono in una di quelle regioni dove la percentuale di obiettori è superiore all’80% e non comprende solo i ginecologi ma anche anestesisti e personale di aiuto medico. Regioni in cui insomma è quasi impossibile praticare un aborto.

La Scelta di Anne non fa propaganda ma racconta l’aborto, ieri come oggi

La Scelta di Anne, pur non essendo un film politico o abortista nelle intenzioni, lancia un messaggio forte per l’Italia e per il mondo, in una corsa contro il tempo, scandita dal passare delle settimane, che rende l’aborto sempre più rischioso e complicato per la protagonista. Un messaggio scritto, interpretato e gridato da donne, perché troppo spesso sono gli uomini a pretendere di parlare di questi argomenti, cercando un controllo del corpo femminile anche nella rappresentazione artistica, come ha ribadito Anamaria Vartolomei ai cronisti di Movieplayer: “Penso che troppi uomini si siano appropriati del corpo della donna – ha dichiarato – e che sia finalmente arrivato il momento per le donne di decidere per sé”.

Ma proprio mentre La Scelta di Anne veniva premiato al Festival di Venezia, in Texas veniva approvata la legge anti-aborto che ha fatto accapponare la pelle al mondo intero. Mentre le star sfilavano sul red carpet e i critici si apprestavano a giudicare la regia e la fotografia del film, Papa Francesco definiva l’aborto “l’omicidio dei bambini”, forzandolo in un paragone raccapricciante con gli orrori dell’olocausto: “Il secolo scorso – ha dichiarato Bergoglio – tutto il mondo era scandalizzato per quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza. Oggi facciamo lo stesso ma con i guanti bianchi”. Un paragone definito forviante dalla scrittrice e attivista femminista Monica Lanfranco che scrive su Il Fatto Quotidiano: “La guerra non è l’aborto, e le due parole nella stessa frase, pronunciate da un uomo che mostra spesso sensibilità verso le ingiustizie, stridono come i chiodi nella carne del Cristo.”

La prestigiosa giuria internazionale del Festival di Venezia ha fatto una scelta coraggiosa e fuori dagli scemi, prendendosi la grossa responsabilità di premiare un film che non mira a fare propaganda, né ad influenzare le menti, ma solo ad entrare nella vita di una giovane donna alla quale è stato negato il diritto di scegliere per il proprio corpo e che annaspando tra maree di perbenismo e indifferenza, nella più completa solitudine, cerca in ogni modo di riappropriarsi del proprio futuro.

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